Martedì 26 Settembre 2017

Alla luce di diverse occasioni d’incomprensione manifestate dai Colleghi, appare opportuno ricostruire il substrato normativo circa l’applicazione del Processo Telematico al processo esecutivo di cui al Libro III del Codice di Procedura Civile.

Come noto, una parte delle disposizioni ivi contenute è stata novellata dal Decreto Legge 12 settembre 2014, n. 132, convertito in Legge 10 novembre 2014, n. 162, incidendo notevolmente sulla struttura procedimentale delle esecuzioni civili.

Invero, le tre forme di pignoramento sono state modificate, mediante intervento sugli articoli 518, 543 e 558 cpc ad opera dell’art. 18 del DL 132/2014. La formulazione ora vigente statuisce che sia il creditore procedente (tramite il suo difensore) ad iscrivere a ruolo il pignoramento, una volta che questo gli sia riconsegnato da parte dell’Ufficiale Giudiziario: quest’ultimo, insomma, non procede più alla “preiscrizione” del fascicolo dell’esecuzione, depositando titolo, precetto e pignoramento.

Nello specifico, l’avvocato del creditore procedente deve depositare una nota d’iscrizione a ruolo, accompagnata dalle copie conformi di titolo, precetto e verbale di pignoramento.

Il medesimo decreto legge 132/2014, inoltre, prevede che, a partire dal 31 marzo 2015, l’iscrizione a ruolo da parte del creditore procedente così novellata dovrà avvenire in modalità esclusivamente telematiche: fino a quella data permane la facoltà di deposito cartaceo.

Ciò che ha ingenerato confusione in alcuni Colleghi è il rapporto tra questa nuova obbligatorietà del Processo Telematico nella fase iniziale del “nuovo” processo esecutivo e la vecchia obbligatorietà già sancita per il deposito degli atti successivi al pignoramento: ossia il rapporto tra l’art. 16bis del Decreto Legge 18.10.2012, n. 179, e l’art. 18 del Decreto 132/2014.

D’altronde, le capacità di drafting del Legislatore sono notoriamente scarse, quindi la confusione è più che legittima.

Riassumendo, i due decreti legge, letti insieme, sanciscono la totale obbligatorietà telematica a partire dal 31.03.2015 di qualsiasi atto del processo esecutivo e, dunque, dell’intero processo esecutivo di espropriazione.

Infatti, il DL 132/2014 prevede, a partire da quella data, il deposito telematico obbligatorio degli atti che introducono il processo esecutivo, secondo il nuovo rito, ad opera del creditore: pertanto, nota d’iscrizione a ruolo e relativi allegati (titolo, precetto, pignoramento).

L’art. 16bis del DL 179/2012, invece, già prevede l’obbligo di deposito telematico degli atti successivi all’atto con cui si inizia l’esecuzione: di norma, quindi, dalla istanza di vendita in poi (i cd atti endoprocessuali).

Il DL 132/2014, in sostanza, completa il novero degli atti obbligatoriamente telematici nel processo esecutivo.

Tuttavia, va precisato che, in diverse occasioni, l’atto di intervento ha creato i maggiori dubbi interpretativi, in verità inesistenti.

Infatti, l’art. 16bis, comma 2, del DL 179/2012 recita testualmente: “Nei processi esecutivi di cui al libro III del codice diprocedura civile la disposizione dicui al comma 1 si applicasuccessivamente al deposito dell’atto con cui inizia l’esecuzione. A decorrere dal 31 marzo 2015, il deposito nei procedimenti di espropriazione forzata della nota di iscrizione a ruolo ha luogo esclusivamente con modalità telematiche, nel rispetto della normativa anche regolamentare concernente la sottoscrizione, la trasmissione e la ricezione dei documenti informatici.  Unitamente alla nota di iscrizione a ruolo sono depositati, con le medesime modalità, le copie conformi degli atti indicati dagli articoli 518, sesto comma, 543, quarto comma e 557, secondo comma, del codice di procedura civile. Ai fini del presente comma, il difensore attesta la conformità delle copie agli originali, anche fuori dai casi previsti dal comma 9-bis”.

Da taluni si sostiene che il richiamo al comma 1 da parte della citata norma implicherebbe che, in assenza di previa costituzione, il deposito non sarebbe telematico: con tale tesi, si intende escludere l’obbligatorietà telematica dell’atto di intervento da parte di creditori diversi da quello procedente.

In realtà, lo scrivente sostiene da diverso tempo l’inapplicabilità del criterio della “previa costituzione” al processo esecutivo, nel quale – stando a dottrina e giurisprudenza – non esiste una costituzione “formale” al pari del procedimento di cognizione: pertanto, anche l’intervento del creditore non procedente, quale atto successivo all’inizio dell’esecuzione, soggiace all’obbligo di deposito telematico.

L’emanazione del DL 132/2014 ha dato, a mio avviso, conferma di tale interpretazione.

Invero, se il combinato disposto del suddetto decreto unitamente al decreto 179/2012 sancisce l’obbligatorietà degli atti “introduttivi” e “successivi” del processo di esecuzione, allora la ratio da dedurre è che il Legislatore abbia inteso telematizzare completamente la procedura: non a caso, la modifica in virtù della quale non è più l’Ufficiale Giudiziario a “preiscrivere” il fascicolo dell’esecuzione risiede proprio nel fatto che non potrebbe depositarlo telematicamente, pertanto il relativo obbligo è stato traslato sul creditore a mezzo del suo procuratore.

Ne discende che, se la ratio sottesa è quella di digitalizzare del tutto il fascicolo delle esecuzioni civili, non avrebbe senso alcuno escludere un solo atto – l’intervento del creditore non procedente – dal novero degli atti necessariamente telematici. Una siffatta interpretazione porterebbe all’assurda conclusione per cui, a fronte di tutti gli atti della procedura interamente telematici, se ne avrebbe uno e uno soltanto analogico: frustrerebbe il significato stesso della nuova disciplina e l’intenzione del Legislatore.

Deve, quindi, concludersi che l’atto di intervento, da chiunque prodotto, debba essere depositato telematicamente e che, in sintesi, a partire dal 31 marzo p. v., tutti gli atti del processo esecutivo seguiranno la logica del processo telematico.

Avv. Francesco Minazzi - Link all'articolo originale

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