Lunedì 25 Settembre 2017

L'interessante tema della mancata consegna delle comunicazioni e notificazioni di cancelleria, ai sensi dell'art. 16 DL 179/2012, già oggetto di approfondimento in un mio intervento dello scorso 18 Maggio 2016 presso la Scuola Superiore della Magistratura, è stato trattato nei giorni scorsi in un'ordinanza della Corte di Cassazione (Civile Ord. Sez. 6 n. 25968 del 15.12.2016)  che prende in esame un caso nel quale la notifica telematica di cancelleria non era andata a buon fine per esser stata restituita un'attestazione di mancata consegna con causale «la casella dell'utente destinatario non è in grado di accettare il messaggio».

 

Con una premessa al riguardo forse sovrabbondante ai fini motivazionali, si chiarisce anzitutto l'ambito di applicazione del comma 8 del ricordato art. 16, secondo il quale "Quando non è possibile procedere ai sensi del comma 4 per causa non imputabile al destinatario, nei procedimenti civili si applicano l'articolo 136, terzo comma, e gli articoli 137 e seguenti del codice di procedura civile e, nei procedimenti penali, si applicano gli articoli 148 e seguenti del codice di procedura penale", escludendo che tale norma possa trovare applicazione al di fuori delle ipotesi di impossibilità del Cancelliere di procedere a suddetta forma di notificazione.  

Si osserva, al riguardo,  che "...il riferimento al «non poter procedere» a stretto rigore sembrerebbe concernere soltanto l'ipotesi in cui la cancelleria si trovi, pur essendo obbligatoria la comunicazione a mezzo PEC, nell'impossibilità di attivare il relativo procedimento perché non consta la sua indicazione e nemmeno sia reperibile. Peraltro, la previsione, se intesa in questo senso, deve tenere conto del fatto che l'operare della norma discende dall'introduzione dell'obbligo per il foro di munirsi della casella di PEC. Obbligo scaturito dall'art. 16, comma 7, del d.l. n. 185 del 2009, convertito, con modificazioni nella legge n. 2 del 2009. Se la previsione si intende nel detto modo occorre pensare all'ipotesi in cui il legale non abbia ottemperato all'obbligo di munirsi della PEC e, quindi, sia impossibile iniziare il procedimento di comunicazione tematica, è palese che l'invocazione del comma 4 dell'art. 16 appare fuor di luogo", salvo poi osservare che "si deve rilevare che detta invocazione [n.d.e.: del comma 8 dell'art. 16]  non è in alcun modo pertinente, perché trascura che la disposizione dell'art. 16 rilevante nella specie è quella del comma 6, secondo inciso, dell'art. 16" secondo il quale «Le notificazioni e comunicazioni ai soggetti per i quali la legge prevede l'obbligo di munirsi di un indirizzo di posta elettronica certificata, che non hanno provveduto ad istituire o comunicare il predetto indirizzo, sono eseguite esclusivamente mediante deposito in cancelleria..... Le stesse modalità si adottano nelle ipotesi di mancata consegna del messaggio di posta elettronica certificata per cause imputabili al destinatario».

Ebbene - evidenzia la S.C. - "l'attestazione del gestore che «la casella dell'utente destinatario non è in grado di accettare il messaggio» sottende un evento che dipende dallo stato della casella dell'utente e, quindi, oggettivamente riferibile alla sfera di controllo dell'Avvocato... Invero, il «non essere in grado» integra uno stato della casella, che, essendo nel dominio dell'utente, egli deve preoccuparsi di scongiurare", ponendosi evidentemente in risalto un onere di particolare diligenza a carico dell'avvocato relativamente alla manutenzione della propria casella di posta elettronica certificata.

L'ipotesi esaminata dalla S.C. costituisce peraltro un'ottima occasione per una breve ricostruzione tecnica delle cause di mancata consegna dei messaggi di posta elettronica certificata, e ciò anche alla luce della Nota dell'AGID (versione 13),  integrativa  delle regole tecniche sulla posta elettronica certificata,  in vigore dall'1/4/2016, che ha ridefinito le codifiche dei messaggi di consegna.

Nel prospetto che segue si è cercato di individuare, in ciascuna delle ipotesi contemplate in tale nota di aggiornamento, i casi in cui la mancata ricezione dei messaggi di posta certificata sia imputabile al destinatario e nei quali possa trovare conseguentemente applicazione l'articolo 16, comma 6, DL 179/12 e che determinano quindi l'ipotesi della notifica perfezionata in cancelleria:

 

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